Newsletter Mensile #1: La fortuna ha bisogno di una forma. Mentale.
STEFANO MIRABELLA | SETTEMBRE 2026
La Mia Riflessione
"Nella fotografia di strada parliamo spesso di fortuna.
Essere nel posto giusto, al momento giusto. Vedere passare una persona particolare. Trovarsi di fronte ad un gesto inaspettato che dura solo una frazione di secondo.
Ma con il tempo ho iniziato a pensare che la fortuna, da sola, produca raramente una buona fotografia.
Ciò che possiamo fare è prepararci al suo arrivo. Possiamo osservare uno spazio, riconoscere una struttura, capire dove potrebbe accadere qualcosa. Possiamo scegliere un punto di vista e aspettare che una presenza metta in relazione elementi che fino a un attimo prima sembravano indipendenti.
L'imprevisto rimane tale. Non possiamo controllarlo. Possiamo solo diventare più bravi a riconoscerlo.
Forse per questo, fotografando molto, si ha l'impressione che la fortuna capiti più spesso. Non siamo diventati più fortunati. Siamo diventati più preparati a vedere".
Tre Fotografi da Studiare
I.
Il Maestro – Henri Cartier-Bresson
Per capire davvero Cartier-Bresson bisogna in un certo senso smitizzarlo. Non demolire il mito, ma imparare a leggere il suo lavoro in un altro modo.
Sulla sua copia personale di Images à la sauvette, accanto a "l'istante decisivo", aggiunse a matita una parola: "parfois". Talvolta. L'istante decisivo diventava, di suo pugno, un istante talvolta decisivo.
Cesare Colombo la racconta così: "HCB non ha solo recuperato il cosiddetto 'momento decisivo' [...] ma vi ha collocato, in modo altrettanto determinante, la posizione fisica dell'operatore".
È la stessa correzione di HCB, detta in altre parole. Non basta l'attimo. Serve anche il posto da cui lo guardi.
L'istante (talvolta) decisivo di Michele Smargiassi, su Fotocrazia (la Repubblica)
Il compagno HCB di Michele Smargiassi, su Fotocrazia (la Repubblica)
II.
Il Contemporaneo – Rui Palha
Per anni una fotografia ha circolato sui social accompagnata dal nome di Henri Cartier-Bresson: una donna sale una scalinata mentre uno stormo di piccioni spicca improvvisamente il volo. Il bianco e nero, la geometria, l'istante perfetto. Tutto sembra suggerire il suo sguardo.
Eppure quella fotografia non è di Cartier-Bresson.
Si intitola Pigeons at Bolhão, scattata a Porto nel 2010 dal fotografo portoghese Rui Palha. L'equivoco arrivò fino alla Fondation Henri Cartier-Bresson, che dovette intervenire per chiarire.
A volte l'influenza di un autore si misura anche dalle fotografie che non ha scattato.
Rui Palha racconta la storia di questa fotografia video su YouTube
III.
Fotografo Instagram – Jonathan Jasberg
Jasberg si definisce "un vagabondo a tempo pieno". Ha lasciato il tech per fotografare, restando mesi in ogni posto: Giappone, poi Il Cairo. Del suo modo di lavorare dice: non cercare, ma percepire, seguendo una scintilla di curiosità finché qualcosa non si rivela.
Senso compositivo, la voglia e l'attitudine a scoprire nuovi mondi, nuove situazioni, attraverso la fotografia.
@seat1aflyer Jonathan Jasberg su Instagram
Due Libri da Sfogliare
Ho una libreria fotografica che continua a crescere da anni. Libri sfogliati, studiati, tornati in mano più volte. Ecco due che penso ti piaceranno:
Dodici interviste con Cartier-Bresson, dal 1951 al 1998, molte mai ripubblicate dopo la prima uscita. Non le sue fotografie — le sue parole sulla fotografia e sulla vita.
L'album che Cartier-Bresson compose lui stesso nel 1946: oltre 300 stampe scelte e incollate a mano per la sua prima mostra al MoMA. Un'autobiografia per immagini, prima della grande fama.
Un Documentario da Guardare
Ferdinando Scianna racconta Henri Cartier-Bresson
Due ore in compagnia di uno dei più grandi fotografi italiani, che racconta l'amico e maestro Cartier-Bresson attraverso i suoi libri.
Una Domanda per Te
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Ricorda un luogo che conosci bene. Se dovessi fotografarlo oggi, dove ti metteresti, prima ancora di aspettare che accada qualcosa?
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A presto,
Stefano Mirabella
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